QUANDO DISEGNARE E' ABITARE LO SPAZIO






























Sei lezioni di disegno
William Kentridge
Johan & Levi editore 2016



Ecco un libro interessante, perché il tema del disegno è solo una metafora per raccontare la vita di un artista, e specialmente per spiegare il rapporto fondamentale con lo spazio di lavoro.
Lo studio, luogo primario dove si svolge la vera creazione di significato, solo qui la forma, il materiale, il disegno assumono un ruolo, non solo nella creazione di un' opera ma di un immaginario.
Lo studio diventa una camera di compressione per immagini, idee, collegamenti storici.
È questo che fa l'artista. Prendi i frammenti, i cocci, e li mette insieme. Da rottame di bicicletta, manubrio sella, ricava un toro. Questo è il progetto dell'artista: aver bisogno dei frammenti, Addirittura divertirci sì, divertirsi al progetto di cavar fuori un significato da essi. Il significato è sempre una ricostruzione, una proiezione, non è un edificio, è qualcosa che va fatto, non solo trovato. 







In una delle lezioni in cui l'autore mette in scena il processo di attivazione della sua memoria dichiara penso a me stesso come un artista che fa disegni, anche quando il carboncino si sostituisce una parola scritta inchiostro.
Il lavoro nello studio è uno scavare nella memoria ma anche un'azione fisica che coinvolge lo spazio nella realizzazione dei segni che poi sono prima di tutto narrazioni.
Una geografia personale che partendo dai luoghi di origine incontra città e storie, immagini famose o segni della tradizione che sovrapponendosi tra di loro disegnano una diversa mappa della creatività. In cui il segno e la parola spesso si confondono. 







Kentridge scrive una sorta di sceneggiatura fatta di accostamenti stravaganti, in cui le ombre sono più importanti delle cose stesse. Un disegnare che aiuta a guardare il mondo, un disegnare come rilettura del reale che è un abitare una terra di mezzo, dove lo spazio tra ciò che vediamo sul muro e la forma che inventiamo dietro la retina non sempre coincidono, e dove il tempo serve a misurare lo spazio. Anche in un unico disegno si può saltare con lo sguardo da una sezione all'altra pur mantenendo la visione d'insieme. Girare a vuoto per lo studio significa  evocare immagini anche decidere il destino, decidere quale deve avere la precedenza, da dove iniziare. Obiettivo è mostrare la complessità, e attraverso questa complessità, la cacofonia dell'eccesso, noi riusciamo a distillare un significato. In queste sei lezioni non impariamo a disegnare ma sicuramente impariamo a capire come si forma l'idea dentro la mente dell'artista e come solo in questo tempo lungo la mente disegna un altro spazio per comprendere. Mi piace pensare a questo libro come ad un'autobiografia ad uno scrivere capace di mettere in scena l'azione del creare un disegno, un progetto, un opera. Un libro che è un unico disegno che racconta lo spazio.






GAE AULENTI







Omaggio a Gae Aulenti
a cura di Nina Artioli
Corraini 2016
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
16 aprile – 28 agosto 2016




Non sono una collezionista ma ho raccolto negli anni le cose che mi incuriosivano .....


 Questo è un libro che racconta una casa, un rifugio forse, dal quale intraprendere un viaggio dentro l'immaginario di un architetto.
Certo non è una monografia, è un piccolo libro, solo un omaggio di una donna che guarda indietro al lavoro di un'altra donna. Due figure particolari una nonna e una nipote, che per proteggersi a vicenda si sono confrontate a distanza, si sono sicuramente guardate per anni, una crescendo l'altra invecchiando, due percorsi paralleli le cui direzioni si incontrano forse solo oggi. 
 



 
Con il filtro dell'affetto ed una complicità speciale che un architetto sente di avere quando ad un certo punto scopre nella sua vita che quella bambina con il capottino rosso che visitava con lei il cantiere della Gare d'Orsay di Parigi diventerà anche lei un architetto.
Ora per quanto Nina Artioli sia stata attenta a mantenere una distanza dall'ingombrante figura della nonna Gae, è stata brava a ridurla nel momento in cui è troppo importante per tutti gli altri architetti guardare indietro al lavoro di un maestro come é stata l' Aulenti.
Lo ha fatto con discrezione, raccontando prima di tutto il luogo che rappresenta alla perfezione la personalità poliedrica di un grandissimo architetto, il suo studio. Mettendolo in mostra come fosse un opera aperta, quello che è appeso alle pareti, gli oggetti, i disegni, le immagini,  tutti i progetti hanno prendono di nuovo forma da un unico spazio che è la sintesi di tanti luoghi diversi. 
 



 
Il libro é concepito come un opera teatrale in più atti e in cui l'unica protagonista è l'architettura, il progetto si ripete a scale diverse sempre uguale, ma sempre diverso, un' unica matrice mette in scena l'abitare.
Un grande museo, una scenografia, un oggetto di design per Gae Aulenti erano legati sempre all'idea di abitare il mondo, di sentirsi a casa nel mondo, che fosse la sua Milano o la lontana Tokyo.
Un opera in 5 atti, 5 spazi autonomi ma collegati tra di loro da un filo rosso, un'immaginario che guarda il reale con ironia e semplicità.
Ogni atto ha una breve introduzione una testimonianza di chi l'ha conosciuta di chi ha provato a guardare il mondo attraverso i suoi occhi. 



 
I luoghi di Gae lo studio, la casa di milano e il rifugio estivo.
Il design e gli showroom, con i frammenti che raccolti assieme compongono la geometria dello spazio. Gli allestimenti, che servono a chiarirsi l'idea di come saper narrare sia essenziale per un progettista. Il Teatro grande passione che l'ha aiutata a contenere le sue narrazioni in uno spazio tempo unico, rappresenta la capacità di Gae di sintetizzare un'idea in un luogo e in uno spazio delimitato che ogni spettatore guarda e sente in modo diverso.
I musei  spazi dell'immaginario comune, conservano la memoria e trasfigurano il futuro.
Infine semplicemente l'architettura che mette in scena il dialogo tra luoghi, città oggetti e sguardi.
Ogni luogo riporta i segni, le immagini i frammenti di una storia unica.

L'architettura nella quale mi piacerebbe riconoscermi deriva da tre capacità fondamentali di ordine estetico e non morale. La prima è quella analitica, nel senso che dobbiamo sapere riconoscere la continuità delle tracce urbane e geografiche sia concettuali che fisiche, come essenze specifiche dell'architettura. La seconda è quella sintetica, cioè quella di saper operare le sintesi necessarie a rendere prioritari ed evidenti i principi dell'architettura. La terza è quella profetica, propria degli artisti, dei poeti, degli inventori. 
 
 

 Questo è quello che dovrebbero essere gli archivi, grazie alla collaborazione di Nina Artioli e Francesco Samassa, il lavoro dell'Aulenti ci parla una lingua semplice, patrimonio comune da reinventare attraverso la nostra memoria.
It emerged as a form of dialectics attempting to bridge the seen and the unseen, the known an the unknown.
 
Gae Aulenti con la sua Architettura ha inventato spazi da vivere quotidianamente così come ha vissuto la sua casa studio, attraverso questo piccolo libro ci prende tutti per mano e ci fa guardare avanti come ha fatto con Nina molti anni fa, facendoci tornare bambini curiosi, ancora una volta.
 

MEMORIE DELLA LUNA








Memories of the moon ages
Lukas Feireiss
Spector books 2016



Lukas Feireiss scrive una storia visuale della Luna. Passato presente e futuro si intrecciano in una narrazione fatta per immagini e testi brevi che mettono insieme in una sequenza temporale, dipinti, libri, racconti, architetture e film.
La Luna è forse il confine più evidente tra di noi e lo spazio infinito, immaginato come luogo di arrivo fino a mezzo secolo fa,  rappresenta oggi invece un punto di partenza per chi ha ancora voglia di sognare la colonizzazione dello spazio.



Feireiss mette ordine all'infinita quantità di immagini che ci circonda, lo fa inventando un genere narrativo unico, in cui la ricerca e la selezione di immagini fatta in rete e sui libri si fonde con le infinite letture e ricombinazioni di testi. Questo lavoro dimostra, come la rete sia un archivio senza limiti, e come oggi i libri siano necessari per muoversi attraverso questo magma di informazioni.
The book encorages its readers to find, learn, enjoi and celebrate experimental forms of creative production and reception today.
La combinazione di immagini ed informazioni sulla Luna, traccia la storia dell'immaginazione collettiva, creata da scrittori, scienziati, artisti e architetti.


 Togheter with the Sun it is the only object in the sky that everyone can recognize
La Luna è uno dei primi luoghi che impariamo a conoscere ed anche lo strumento attraverso il quale abbiamo cominciato a contare il tempo, mille anni prima di Cristo infatti i Babilonesi hanno studiato i cicli del nostro satellite, é in quel preciso momento che il mese é diventato l'unità di  misura del nostro calendario. (Moon\Month)
Scrittori, Filosofi, Sacerdoti ne hanno descritto le caratteristiche, artisti ed astronomi disegnato Mappe dettagliate.
Nella Bibbia è scritto un grande e meraviglioso segno è apparso in paradiso: una donna vestita del sole, con la Luna sotto il suoi piedi ed una corona di dodici stelle sulla testa.........
Nel mondo islamico, la Luna gioca un ruolo fondamentale, il calendario lunare determina la data del Ramadam.
La luna ha ispirato artisti e rappresentato un traguardo importante per l'umanità, diventando anche l'immagine di una sfida politica tra due blocchi di potere contrapposti. 
Feireiss con leggerezza ma anche con incredibile attenzione seleziona frammenti della nostra memoria li trasforma in una narrazione allo stesso tempo personale ed assoluta. Ecco questo è il punto, l'impossibilità di stabilire un genere di fissarlo in una casella specifica, dunque forse questo è un romanzo, in cui i protagonisti siamo noi che Abbiamo fatto tutta questa strada per esplorare la Luna...e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata la Terra (Bill Anders-Apollo 8)

 

Buzz Aldrin, Buckminster Fuller, Stanley Kubrick, David Bowie, Robert Rauschemberg, Norman Mailer, Norman Foster sono solo alcune dei protagonisti di questa storia, che non ha una fine ma che rimarrà sempre aperta per ricordarci di come sia necessario avere qualcosa che rappresenti il mondo fuori di noi, per farci sentire a casa.
Come Walter Benjamin diceva, ogni lettura storica deve essere capace di lavorare sul carattere dialettico di alcune immagini. Leggere questo libro è un modo per immaginare il futuro, ed un modo per ripensare al passato.
Alla fine della lettura vi renderete conto che  questo è anche un libro che contiene altri libri, attraverso i quali l'autore disegna un affresco su una storia dell’umanità in cui arte, finzione e tecnica si fondono in una narrazione unica.








L'OMBRA DELLE COSE

  



Teju Cole
Punto d'Ombra
Contrasto 2016





Il nuovo libro di Teju Cole é un diario visivo, tra tempi e luoghi diversi, il suo sguardo si muove a scatti, una foto evoca un pensiero un pensiero è scritto attraverso un'immagine, le due narrazioni si sovrappongono di continuo.
Un dettaglio metropolitano, l’interno di un hotel, una persona qualunque, un albero: Teju Cole inizia a guardare e rappresentare la realtà in maniera diversa in seguito ad un periodo di semicecità a partire dal quale si pone una serie di riflessioni legate ai temi del “vedere”. 


 
Un progetto che devo molto ad autori come John Berger, Chris Marker and W. G. Sebald.
Ma Punto d’ombra è qualcosa di completamente diverso.
Berger ci insegna a guardare per la prima volta ciò che abbiamo osservato tante volte, Marker cerca le imagini girando per il mondo e la propria memoria e Sebald scrive romanzi di cui le immagini, da lui stesso scattate, servono a fissare la visione in alcuni punti del racconto.
In Teju Cole ci sono tutte queste cose assieme come scrive Siri Hustevedt nella bella introduzione al libro Le foto di Cole sono anche ombre di cose che potrebbero o meno esistere ancora e di momenti che non si ripeteranno mai più.
È il guardare di chi cerca di capire il mondo per poi riscriverlo per lo spettatore-lettore, che anima il libro, lo rende vivo, come un romanzo.




“Una strada non è solo la superficie asfaltata, i palazzi ai lati, le macchine veloci o lente, la gente intorno a te. È anche il modo in cui tutte quelle cose sono in relazione, come si compongono e ricompongono. Appena alcuni elementi si allontanano dal campo visivo, altri diventano visibili: tu ti muovi, le macchine si muovono, altre persone si muovono, persino il sole si sta muovendo lentamente, e in mezzo a tutto questo movimento multidimensionale devi decidere quando premere l'otturatore, decidere quale di questi istanti mutevoli è più interessante degli altri.  Un secondo prima, non è ancora successo. Un secondo dopo, se ne è andato per sempre, irrecuperabile.” (Teju Cole)



 

Cosa significa vedere? Cosa é dentro la persona che guarda e cosa é fuori? Come possiamo analizzare ciò che vediamo? Cole ci da una risposta diretta attraverso il suo lavoro di scrittore atipico che si esprime al meglio quando due forme di scrittura, parole e immagini si sovrappongono tra di loro, allora l'equilibrio prodotto dalla visione ritrova la giusta profondità.

Teju Cole è l’autore di Città Aperta e Ogni giorno è per il ladro ed è il critico fotografico per The New York Times magazine.  La lotta tra l'arte e il groviglio della realtà non produce alcun senso. Cole nei suoi libri il senso lo cerca di continuo,  ci da gli strumenti per aiutarci a trovarlo, lo fa quasi di nascosto.
Ogni giorno è per il ladro è un libro molto bello, costruito come un diario di un ritorno a casa dopo quindici anni di America, trascorsi a costruirsi un futuro. E' forse il prologo di punto d'ombra.
Un diario di viaggio scritto tra presente e memoria, un romanzo di formazione, seconda parte ideale del primo libro di Cole che raccontava il suo sentirsi straniero negli Stati Uniti, il libro è anche una collezioni di immagini che non fotografano la città ma sottolineano la scrittura con un altra scrittura visiva, frammenti e annotazioni si sovrappongono a piccole storie piene di contrasti che raffigurano una globalizzazione che brucia le vite prima che queste vengano vissute, che sottrae la cultura di un popolo schiacciata dal modello occidentale, unica realtà vissuta anche solo in sogno.
La corruzione è un ostacolo e un limite invalicabile, in una città fatta di limiti.
La memoria si confonde sempre dietro degli ostacoli, che si oppongono alle cose più semplici della quotidianità, ostacoli e diaframmi che interrompono la visione anche quando la scrittura è fatta di sole immagini.
Lagos è infatti una città difficile da vedere, nelle foto di Cole appare spesso sfocata, nascosta da una recinzione, dal vetro di un finestrino, ma questa sfocatura è prodotta dalla delusione di chi forse vorrebbe tornare ma capisce che è troppo tardi, oppure troppo presto.

La gente è così stanca dopo le scocciature di un'ordinaria giornata a Lagos che, per la stragrande maggioranza, una forma di intrattenimento insulsa è preferibile a qualsiasi altra. Questo è il tacito prezzo da pagare per tutte le tensioni accumulate nella vita quotidiana di Lagos: i tragitti di dieci minuti che durano quarantacinque, la mancanza di luoghi raccolti, il confronto costante con i bisogni più basilari dei tuoi. Alla fine della giornata la mente è stanca, il corpo stremato. Il massimo che posso fare e scattare qualche foto. Eppure, eppure questo luogo esercita un fascino primitivo su di me. Non c'è fine all'incanto. La gente parla di continuo, facendo appello a un senso della realtà che non è identico al mio. Trova soluzioni meravigliose per problemi complicati, e in questo vedo una nobiltà di spirito che è ormai rara nel mondo.......tornerò a Lagos devo tornare.......(TC)




 

EVOCARE IL NON VISIBILE














Paperwork and the Will of Capital
Taryn Simon
Hatje Cantz e Gagosian 2016
testi di Kate Fowle e Nicholas Kulish,
testi botanici di Daniel Atha
Con un breve racconto di Hanan al-Shaykh. 




Le immagini hanno la capacità di evocare il non visibile. 
Lo sguardo è  qualcosa che mette in  moto  dentro di noi un processo di conoscenza.
Nel costruire un' immagine un artista cerca non solo ciò che è immediatamente visibile ma anche il valore simbolico di ciò che produce.
Alla galleria Gagosian di Roma Simon Taryn espone fotografie in grande formato di composizioni floreali fotografate su sfondi colorati.
Le fotografie sono solo l'ultimo atto di un lavoro di ricerca sugli archivi che documentano accordi politici importanti dal dopoguerra ad oggi.


 

Simon esamina accordi, trattati e decreti che hanno influenzato i sistemi del potere e dell'economia, dall'armamento nucleare alle negoziazioni sul petrolio, al commercio dei diamanti. Tutti coinvolgono gli Stati presenti alla Conferenza Monetaria e Finanziaria delle Nazioni Unite tenutasi nel 1944 a Bretton Woods, New Hampshire, in cui si affrontava la globalizzazione economica dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che portò alla nascita del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e della Banca Mondiale. Le fotografie d'archivio delle firme di questi documenti rappresentano uomini potenti in compagnia di composizioni floreali studiate per sottolineare l'importanza dei presenti e delle occasioni. Nei lavori di Simon, le immagini, insieme alle relative descrizioni, sottolineano il modo in cui la rappresentazione del potere politico ed economico sia creata, messa in scena, pubblicizzata e consolidata. 

Le composizioni floreali rappresentano solo un frammento delle fotografie, l'artista le estrae dal loro contesto e le mette al centro del suo sguardo.
Ognuna delle riproduzioni di queste composizioni floreali rappresenta un bouquet impossibile, un concetto nato nel diciasettesimo secolo nella raffigurazione delle nature morte olandesi parallelamente al boom economico che diede poi inizio allo sviluppo del capitalismo moderno. 





Il bouquet impossibiledelle nature morte olandesi era un insieme di fiori che mai sarebbero potuti sbocciare naturalmente nella stessa stagione o zona geografica, erano la rappresentazione dell'impossibile. Oggi la globalizzazione commerciale, permette di poter creare queste composizioni nello stesso luogo grazie al mercato globale che ha ridotto le distanze e il concetto stesso di tempo ha subito una contrazione.
Simon ha esaminato la documentazione d'archivio identificando tutti i fiori con la collaborazione di un botanico. L'artista ha poi importato più di 4000 esemplari da Aalsmeer, in Olanda, la più grande asta floreale del mondo, dove 20 milioni di fiori arrivano e ripartono ogni giorno verso destinazioni internazionali di vendita al dettaglio. Dopo aver ricostituito le decorazioni presenti ad ogni evento, le ha fotografate su straordinari campi bicolore ispirati agli ambienti delle immagini originali, accompagnando ogni composizione con la descrizione del relativo accordo. Per le sculture, invece, alcuni campioni tratti dalle 36 composizioni sono stati essiccati, pressati e cuciti su carta d'archivio. In seguito, un completo set di collage botanici è stato posto in ognuna delle presse di cemento, con lo stesso numero di fotografie e di testi narrativi, sigillati insieme in una corsa contro il tempo.  


Una serie di opere che attraverso un'analisi di documenti d'archivio, riferimenti al mondo dell'arte del passato, esplora l'instabilità del potere dei trattati e su come questi influiscano sul mondo, una narrazione particolare dove la fotografia diventa sguardo in movimento e dove il reale scompare per lasciare spazio alla sua proiezione astratta ed ad una narrazione per parole incorporata nelle cornici che completa le opere.










LANDSCAPE OF ABADON



















GENDA MAGAZINE.
Landscape of abandon
N.0 edition 700 copies
edited by Amedeo Martegani, Silvia Ponzoni.
a+mbookstore edizioni, Milano, 2015






Nascono ogni anno molte riviste  ma sono poche quelle che cercano di dare un senso alla propria linea di ricerca, Genda è una di queste. Lo fa grazie ad una casa editrice indipendente A&Mbookstore, che si occupa di arte, libri in tiratura limitata. Dietro c'è un editore interessato sopratutto alla ricerca e alla chiara volontà di mantenere ogni forma di pensiero indipendente dal mercato

Amedeo Martegani e Silvia Ponzoni gli ideatori di questo  dispositivo cartaceo incrociano i punti di vista di due redazioni localizzate ad anni luce di distanza, la prima in Italia e la seconda in Cina. In ogni numero verrà analizzato un tema differente utilizzando la grammatica delle incomprensioni, della complicità e dei paradossi, dimostrando quanto la cultura occidentale e quella orientale siano, a volte, vicine, distanti, parzialmente sovrapponibili oppure estremamente dicotomiche.


La rivista è concepita come un dialogo tra culture diverse, est ed ovest si confrontano sugli stessi temi, attraverso testi brevi ed immagini.
Un viaggio in parallelo che crea due percorsi di analisi del reale. Il dialogo a distanza è solo lo strumento attraverso il quale culture  diverse, attraverso i loro autori danno forma ad un montaggio ed una stratificazione di immagini e parole.
Il termine stesso che gli dà il titolo Genda è una parola inventata, la storpiatura  occidentale di Zhenda, parola di uso molto comune in Cina che significa -Davvero? – è anche il nome del fiore preferito dalla cultura induista per celebrare i suoi riti e le sue feste.
Quindi l'errore di pronuncia, la modificazione di una parola è di per se un primo luogo di confronto, tra due culture che guardano al mondo in modi diversi ma non dissimili.
Genda, secondo le parole dei suoi autori, cerca le condizioni migliori per lattivazione di nuove domande
Il numero zero è dedicato al paesaggio dell'abbandono; alla visione di quello che resta quando finisce una strada, si interrompe un percorso o unazione e ci si ritrova in una condizione di empasse, voluta, cercata, costruita, a volte pianificata in serie.
La rivista è di per se un contenitore di materiali compressi, spesso distanti ma spesso  pericolosamente simili. Genda trasforma le possibili similitudini in un luogo del confronto dove l'ambiguità si fa strumento di ricerca attento ai cambiamenti della realtà.
I temi che di volta in volta si alterneranno nel provocare questi dialoghi sono solo una struttura capace di creare un luogo immaginario che prende forma lentamente quasi in silenzio, attraverso le contraddizioni radicante nel nostro pensiero.
La rivista ha la forma di un libro, stampata su carta Favini una grafica raffinata ed essenziale, dove anche il passaggio da una lingua all'altra diventa un motivo grafico che ne rafforza il contenuto.
Una struttura simmetrica separa i due mondi,  le sequenze definiscono il confronto. Scontri e incontri sono il risultato della distanza solo apparente di mondi in avvicinamento.
Genda  è un oggetto prezioso perché  non è mono disciplinare, la fotografia e la scrittura sono strumenti e non forme espressive codificate dal mondo dell'arte, constata lesistenza e la presenza di cose e accadimenti nel mondo, ha a che fare con lesperienza. L'esperienza lo sappiamo bene può diventare un sistema critico-narrativo.

SENZA FRETTA ALCUNA






Early Color 
by Saul Leiter
Steidl, 2006


Sappiamo soltanto che il verbo fotografare e nato in un luogo lontano, non per esigenze di un piacere delle immagini e delle forme della realtà ma per quella di un infinito godimento dell'immagine senza forme.


Come fotografo Saul Leiter è stato un grande innovatore per l’incredibile capacità di comporre le immagini in un modo per l'epoca rivoluzionario. Non cercava una scena classica da rappresentare, passeggiando spesso nelle stesse zone della città riproduceva giochi di specchi, riflessioni, livelli di profondità e cornici. Attraverso piccoli dettagli insignificanti ricostruiva la complessità del mondo che lo circondava. Inizialmente fotografava cercando di esaltare i colori reali, in modo astratto cercava una base da riprodurre poi attraverso la pittura. La fotografia era uno strumento attraverso il quale elaborare una matrice per la costruzione di quadri astratti. 
 


Non sempre la vita ci porta esattamente dove vogliamo andare, e la fotografia di Leiter prende il sopravvento sulla sua pittura, fino al sovrapporsi tra le due tecniche.
New York è il soggetto preferito, ma allo stesso tempo perde la sua iconocità, diventando un paesaggio generico in continua trasformazione. Non una New York frenetica e indistinta, ma una città fatta di movimenti lenti e sprazzi di colore.
I soggetti dei suoi scatti non sono mai inquadrati nella loro interezza o in modo nitido: sono sfuocati e confusi fra pioggia o neve, gli sguardi attraversano superfici diverse, il vetro si mette sempre tra l'autore e la scena raddoppiando e sfocando il suo profilo. 
 

La città e osservata attraverso vetrine appannate dal vapore, i volti sfuggenti dei suoi abitanti, ne vediamo solo i dettagli e c’è sempre un’aura di mistero che li circonda perchè non è chiaro chi sono o cosa stanno facendo. E’ questo rende gli scatti di Saul Leiter poetici e affascinanti.
Uno sguardo totalmente immerso nella vita.
Leiter era prima di tutto un fotografo di moda, e la moda ha influenzato il suo sguardo.
Non cercava la notorietà, peraltro raggiunta in tarda età, ma lavorava per se stesso, continuando senza sosta a camminare per il suo quartiere, fotografandolo ogni giorno. 




La fotografia di Saul Leiter ha attraversato diversi stili e movimenti. Leiter sperimentò cromatismi a tinte piene, anche influenzato dalla pittura, e dal movimento dell’Espressionismo astratto.  Le fotografie, tutte a colori vengono riscoperte negli anni 90, riguardano la città e la strada reinterpretata secondo il suo punto di vista. Ogni forma possiede forse virtualmente una potenza di anacronismo, di genealogia, di memoria che riaffiora. Per toccarle con mano, è sufficiente aprire un po' gli occhi. 
Quello che mi affascina non sono solo le fotografie di questo straordinario artista, ma la vita di un uomo che ha sempre cercato di fare ciò che gli veniva più naturale, senza cercare il successo, ma senza alcuna fretta inseguendo quotidianamente il suo sguardo con passione.
Oltre ai sui libri consiglio un film da cui ho tratto questi fotogrammi, In not great hurry, 13 lesson in life un film di Thomas Leach (http://watch.innogreathurry.com/) cercate di guardare Leiter di nascosto, seguitelo mentre cammina e racconta la sua città, la sua vita ordinaria e per questo straordinaria, per ricomporre i frammenti e gli sguardi di una vita, solo così capirete le sue fotografie.















Powered by Blogger.